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| tracklist |
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1. |
Faccio i conti |
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2. |
Pensaci |
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3. |
Osservo Nuvole |
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4. |
Non puoi |
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5. |
La nostra colazione |
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6. |
Segnalibro |
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7. |
Macigno |
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8. |
La nebbia |
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9. |
E così |
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10. |
Come le scarpe |
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| recensione |
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Il suono e le parole che potremmo immaginare se Battiato suonasse con i Foo Fighters.
Testi di grande caratura poetica, mai scontati. Una struttura musicale che sta dentro alla forma canzone senza rimanerci imbrigliata dando vita a brani che graffiano con il rumore e poi ci accarezzano con momenti di stasi meditativi e malinconici. Tutto questo e altro ancora, nel disco di esordio di SINTOMI DI GIOIA.
Cosa fanno Sintomi di gioia? Se dovessimo usare la formula ormai “strausata” del file under come li potremmo definire? Domande che nel caso di questo disco non trovano risposta… e in un momento di omologazione come questo non trovare risposte, non trovare punti di riferimento quando si ascolta un disco di un gruppo all’esordio, non è cosa da poco.
Sintomi di gioia riescono in questo perché galleggiano nella forma canzone senza mete precise, in assoluta libertà, giocando con implosioni ed esplosioni sonore che farebbero pensare al grunge ma che grunge non sono. E poi ci sono i testi… Che danno valore aggiunto al tutto… Testi cantati con una voce nervosa… Tagliente come un Palaniuk romantico. Testi che portano intuizioni (L’egoismo è un diritto), flash di un mondo esterno che appartiene alla band (in La Nebbia, presenza ingombrante per Alessandria, da cui provengono, che Luca canta così: “Tutto diventa una scia quando è dentro alla nebbia), immagini surreali per raccontare la fatica di mettersi a nudo (Mi slaccio come le scarpe, Mi tolgo la prima pelle, in Come le scarpe).
Surreale approccio al testo che in modo naturale ha portato Sintomi di Gioia a utilizzare, pe la copertina del loro album il quadro di un artista altrettanto surreale come Francesco LoCastro (siciliano trasferitosi ormai da tempo negli States, esponente di spicco del movimento pop surrealista americano) |
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